pinocchio

Le 13 bugie più insidiose e diffuse sull’industria musicale moderna…

NB: Abbiamo preso e tradotto pari- pari questo articolo, che in molti punti va totalmente contro la nostra filosofia proprio perchè ci teniamo a dare una visione più ampia dell’industria musicale. Non rispecchia necessariamente il nostro punto di vista ma ci tenevamo a fartelo leggere.

Bugia #1: La buona musica incontrerà naturalmente il proprio pubblico.

La bugia: la buona musica e i migliori artisti sicuramente incontreranno prima o poi il proprio pubblico, grazie a un sistema social perfettamente oliato e al concetto di internet senza confini. “I nostri figli arriveranno a guardare esattamente quello che vogliono guardare, non necessariamente quello che il mercato propone loro” questo è quanto detto da Ian Rogers CEO di Topspin nel 2010, sottolineando continuamente che la “qualità è iperefficiente”.

La verità: Come i precedenti vecchi tempi, la maggior parte dei grandi musicisti rimarranno in disparte e resteranno nell’oscurità se non continuamente sostenuti e supportati finanziariamente. In fatti le più grandi canzoni su questo pianeta sono spesso quelle più pompate sulle maggiori piattaforme – e spesso e volentieri, sono quelle su cui viene investita la somma più consisitente di denaro dalle majors (esempio: Katy Perry, Pitbull, Flo Rida, ecc..).


Bugia #2: Gli artisti fioriranno grazie alle nicchie contenute nella coda lunga

La bugia: il panorama musicale sarà progressivamente dominato da artisti sempre più piccoli, con minore (ma più forte) pubblico. E tutti potranno guadagnare attraverso il rapporto diretto con i fans.  “Dimenticatevi di spillare milioni da poche super hit al top delle charts” scrisse Chris Anderson nel suo scioccante articolo di Wired che ha dato il via a una rivoluzione traviata. “Il futuro dell’intrattenimento è nei milioni di nicchie di mercato alla fine della coda dei prodotti mainstream”.

La verità: invece di liberare una pioggia di nicchie di successo, internet ha realmente fatto il gioco delle hit, rendendole ancora più di massa di prima. Tutto ciò alla faccia degli artisti che stanno morendo di fame alla fine della coda lunga. “Quindi, mentre la coda rimane molto interessante, la stragrande maggioranza dei profitti rimane in cima alla coda lunga” ecco come ha brutalmente ribadito il CEO di Google Eric Schmidt, pochi anni dopo l’articolo di Anderson. Mentre puoi anche avere una strategia di Coda Lunga, ti conviene anche avere anche una strategia per raggiungere la cima, perchè è lì che si concentrano i guadagni.


Bugia #3: La fine delle majors permetterà agli artisti di fare successo più facilmente.

La bugia: basta con le majors che soffocano la diffusione! Nessuno terrà più in pugno gli artisti!

La verità: Purtroppo, la grande quantità di contenuti liberati ed affrancati dall’epurazione delle majors non è mai realmente filtrata dai fans. Al contrario si è tutto molto smorzato, a parte un piccolo numero di fidati appassionati. Il chè significa che la maggior parte degli artisti rimangono sommersi in tutto quel materiale e fanno fatica a ottenere attenzione. “Abbiamo avuto 10-11 anni di American Idol, quindi abbiamo osservato 100 o 110 artisti top ten, e puoi contare sulle dita di una mano quanti di questi sono poi sopravvissuti” Irving Azoff ha dichiarato verso fine 2012. “Questo ti suggerisce, anche con la più alta esposizione mediatica di network televisivi, quanto sia difficile farcela nel music business”.


Bugia #4: Ci sarà la morte della majors.

La bugia: Le majors scompariranno totalmente, lasciando al loro posto l’utopia di artisti liberi e senza contratti.

La verità: Le majors sono più deboli rispetto a prima ma siamo molto lontani dalla loro scomparsa. Ma, ancora più importante, stanno continuando a controllare la musica più popolare e il suo consumo e costruiscono e fomentano le carriere degli artisti. Questo è il motivo per cui Jay-Z continua ad essere sotto una major e Macklemore ha firmato un accordo con Warner Music Group. Ed è anche il piccolo segreto di Amanda Palmer (nb: la cantante della band Dresden Dolls ha di fatto un rapporto di amore odio verso la sua label – la Roadrunner – ma vi rimane per poter continuare ad avere supporto per la propria carriera.)


Bugia #5: I formati digitali produrranno molti più profitti dei formati fisici.

La bugia: L’assenza di una produzione fisica di massa iniziale, la spedizione e la distribuzione nei negozi riduce drasticamente i costi e spiana la strada a maggiori guadagni e profitti.

La verità: I volumi di vendita del digitale non sono solo più bassi, ma appartengono ad un’era di singoli sviscerati dalla loro naturale posizione all’interno di un album. E, al momento attuale dei cosiddetti “digital dimes”, si arriva a percepire molto meno per ogni singola traccia o nei vari formati di pagamento (pay per listen, pay per download, ecc..). In questa era, gli artisti possono ancora vendere Cd fisici o vinili e farci più soldi. Lo stesso vale per gli Stati: il Giappone è al momento il più grande mercato musicale, proprio grazie alle grandi vendite di Cd e altri prodotti fisici (o anche noleggi) attraverso i negozi.


Bugia #6: i veri profitti si fanno con i tour.

La bugia: Se gli artisti regaleranno  la propria musica e permetteranno che si diffonda liberamente e gratuitamente sui social networks, prima o poi finiranno in tour.

La verità: Assolutamente vero per artisti come Pretty Lights e un sacco di artisti EDM, ma non molto per tutti gli altri. Infatti, la maggior parte degli artisti fanno fatica a sopravvivere in tour e anche nomi già consolidati hanno dovuto abbandonare i tours perchè non aveva senso in termini economici (vedi Imogen Heap e  il suo comunicato su twitter).


Bugia #7: C’è una classe media emergente di artisti.

La bugia: La “disintermediazione” di internet creerà una proficua classe media di artisti. Non si parla di limousines, superstar stravaganti stile Bono, ma buoni musicisti che possono mantenere le proprie famiglia e pagare le bollette.

La verità: non c’è nessuna middle-class di musicisti. Al contrario, l’industria musicale si è involuta in un paese del terzo mondo, con un gap gigante tra chi è ricco e chi arranca e fa la fame. E quella classe media di musicisti ambiziosi che provano a farcela trascorrendo 350 giorni all’anno on-the-road forse non stanno allevando famiglie così buone…


Bugia #8: Chi spinge di più riuscirà a crearsi una carriera.

La bugia: Superfans accaniti spunteranno a frotte a supportare i propri artisti preferiti e i loro progetti e spingeranno verso l’alto le loro incredibili carriere…

La verità: Ad oggi, è successo per Amanda Palmer,Toad the Wet Sprocket, Murder by Death,e pochi altri artisti. Che è un bene per loro, ma totalmente irrilevante per una più ampia comunità di artisti.


Bugia #9: Spotify è tuo amico.

La bugia: Mettere il tuo brano in streaming su Spotify porterà soldi agli artisti se avranno la pazienza di aspettare abbastanza.

La verità: Spotify farà guadagnare, a Spotify e a Wall Street, sacchi di soldi, se sono davvero fortunati. E hanno già fatto guadagnare fortune alle majors, non agli artisti. E anche i superfans difficilmente ascoltano un brano così tanto da eguagliare la cara vecchia, chiara e bella, royalty offerta da un download su iTunes Store.


Bugia #10: Google and YouTube sono tuoi amici.

La bugia: Google and YouTube hanno in mente tutto tranne la massimizzazione dei propri profitti.

La verità: Questo è business, non altruismo, indipendentemente da come la vogliate girare. E, gli interessi di Google e dei proprietari di diritti, saranno sempre diabolicamente opposti e continueranno ad esserlo. Il chè significa anche che qualsiasi cosa che sia compatibile con il DMCA (Digital Millenium Copyright Act) è assolutamente ottimo per Google e terribilmente cattivo per i proprietari del contenuto in questione. Se vuoi esposizione mediatica, vai su YouTube, se vuoi uno stipendio, vattelo a cercare altrove.


Bugia #11: Se Pandora potesse abbassare un po’ le royalties, potrebbero comunque sopravvivere e aiutare tutti gli artisti là fuori.

La bugia: Purtroppo, l’invenzione di Tim Westergren lo sta rendendo uno dei più grandi spauracchi della industria musicale moderna. In una lettera senza troppa compassione agli artisti, Westergren chiese agli artisti di firmare una petizione per il Congresso che chiedeva di abbassare i tassi sulle royalties delle internet radio,

La verità: Quello che Westergren ha dimenticato di menzionare era il fatto che firmando la petizione, gli artisti stavano anche supportando il taglio delle loro stesse royalties, che avrebbe portato a proteste di alto profilo da artisti come i Pink Floyd. Nel mentre Westergren – il cui incasso solo da Pandora supera al momento il milione di dollari al mese – ha investito un’infinita quantità di tempo a favore delle royalties sia sulla pubblicazione che sulla registrazione nei tribunali e alla Capitol Hill.


Bugia #12: le T-Shirts!

La bugia: I soldi non si fanno solo con i tours ma gli artisti guadagneranno un casino anche dalle vendite delle magliette al tavolo del merchandising.

La verità: Davvero pochi, pochissimi artisti si stanno mantenendo attraverso i tours e anche in quel caso, pochissimi stanno facendo una fortuna con il merch. Purtroppo, la più grande entrata al tavolo del merchandising è dal CD, ed è stato così almeno fino ai primi anni 2000. Allora i CD ripagavano il tour, ora non ripagano nulla.


Bugia #13: Lo streaming è il futuro.

La bugia: L’accesso alla musica lancerà in orbita qualsiasi cosa e porterà ad una migliore e più proficua industria musicale per tutti.

La verità: Vediamo come questo grande pastone verde si presenta oggi: Spotify è sotto di centinaia di milioni finanziandosi senza un profitto. Rhapsody sta licenziando; YouTube ha sovvenzionato l’accesso gratuito alla musica per anni. Quindi ecco come si presenterà il futuro: YouTUbe, che ha spinto in maniera più aggressiva il prezzo della musica registrata verso lo zero, esisterà anche domani. Spotify, Rhapsody, Deezer, Rdio, e Pandora potrebbero non essere così fortunati.

E tu?? Come la pensi????
Ci piacerebbe leggere i tuoi commenti qui sotto!!




Ci sono 5 commenti

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  1. Corrado

    Per avere successo nella musica (come in tutti i campi della vita) devi avere molteplici capacità. O tu in prima persona o con l’aiuto degli altri (99,99% dei casi).
    Una HIT di ogni genere è il “risultato” della somma di tantissimi elementi (scritture, scelta dei suoni, scelta del testo, mixafggio dei suoni, immagine della band/DJ/Cantante, marketing, video ecc ecc ecc) ognuno con diverse variabili..
    Un artista di successo, idem.
    Il 99% di chi fà musica (indipendentemente che la suoni, produca ecc ecc) NON LO SA ma presume di saperlo !!!
    Se volete vi spiego come funziona e vi renderete conto che il 99% delle persone che hanno successo MERITANO IL SUCCESSO (sotto tanti punti di vista), chi non ce l’ha è perchè o NON E’ ANCORA PREPARATO PER AVERLO o NON HA TUTTI GLI ELEMENTI NECESSARI.

    La musica è un’ “industria” ! Se vuoi avere “successo” devi essere come in ogni campo della vita anche “imprenditore” (nella cezione + nobile della parola) o collaborare con chi lo è per te !

    Altrimenti fai l’artista e vivi di quello che da solo sei in grado di procurarti… ma poi non lamentarti.

    COLLABORAZIONE è la chiave del successo nella musica oltre che umiltà nel saper riconoscere cosa si ha realmente tra le mani e avere la mentalià aperta a capire “come gira la musica” e capire cosa si vuole ottenere da essa. 🙂

    • rossellapivanti

      Siamo totalmente d’accordo. Purtroppo si pensa che basta fare un bel brano (bello..poi per chi..? per il giudizio dell’autore…?!) e tutto il resto (promozione, marketing, strategie, alleanze, collaborazioni) non serve…. non c’è niente di male a vedere la musica come un’industria..perchè è quello che è! Ottima sintesi Corrado! Grazie!


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