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5 regole per majors e nuove etichette

Music Ally e Leading Question sono due centri di ricerca specializzati nell’analisi dei mercati di musica, nuovi media e tecnologie informatiche. Ecco una delle loro ricerche: uno studio condotto su 800 consumatori musicali nel Regno Unito e le relative cinque regole che questi guru della discografia consigliano alle major loro clienti.

Prima regola: la musica dev’essere legata ad altri prodotti o all’interno di pacchetti d’intrattenimento integrati. Altrimenti detta: “la musica non è più un prodotto, ma un servizio”. Un servizio aggiuntivo per gli utenti di una compagnia telefonica (vedi il caso dei Pearl Jam qua sotto); un servizio aggiuntivo per chi gioca a Grand Theft Auto, che assieme al gioco si compra la sua colonna sonora; un servizio aggiuntivo – anche se qui si sfiora il paradosso – per chi si compra un mobile internet device (che sia un Ipod Touch o un Iphone o un altro qualunque aggeggio). In pratica: sempre meno, che piaccia o no, l’unico modo che avete per far sì che la musica delle major rimanga un prodotto a sè stante è comprarne più che potete. Altrimenti, se tutti continuano a scaricarla gratuitamente, le major saranno sempre più incentivate a nasconderla dietro qualcosa che ancora ha un prezzo.

Seconda regola: le etichette devono sperimentare nuovi formati e nuove forme di calendarizzazione delle uscite. Viene da sé: se sparisce la musica come prodotto, le prime caselle del domino a cadere (e già stanno pericolosamente oscillando) sono quella del formato fisico (il cd) e del “formato album”.

Terza regola: gratis non vuol dire che non si fanno soldi. Senza scomodare Chris Anderson (che su questa regola ci ha scritto un libro) è evidente come vi siano ormai decine di esempi che dimostrano come si possono fare soldi senza che il consumatore cacci un Euro (o che perlomeno non percepisca la transazione): ad esempio,  We7Qtrax e l’italiano Downlovers sono dei siti che offrono musica pagata dalla pubblicità. I Nine Inch Nails offrono gratuitamente il download del loro nuovo cd. Prince lo allega al Daily Mail. Eccetera.

Quarta regola: le classifiche non servono più a niente. Questa regola (e la prossima) introducono la figura del “selettore”. Qui si dice, ad esempio, che se i cd non li compra più nessuno e le classifiche riflettono i gusti di chi compra i cd, beh…le classifiche sono uno strumento un po’ obsoleto per trainare le vendite con l’effetto-popolarità. Un esempio? I download di In Rainbows dei Radiohead che non rientrano nelle classifiche di Top Of the Pops. Prima le major si scrollano di dosso questa miopia un po’ snobistica, meglio è per loro.

Quinta regola: ascolta i DJ.  Quindi: se non le classifiche, cosa? I nostri guru suggeriscono alle major di puntare sui “trust driver” che si trovano in internet. Siano essi dei soggetti dalla alta reputazione che fanno calare i loro consigli dall’alto al basso (come RCRD LBL Pitchfork), oppure aggregatori di conoscenza e gusti collettivi come i social network musicali alla Last.fm Muxtape o come le etichette fan funded alla Slicethepie o Sellaband.

Se le major seguissero alla lettera queste cinque regole si aprirebbe una fetta di mercato vasta, interessante e soprattutto profittevole. Quella di chi è interessato alla musica come prodotto e al supporto fisico. Che preferisce la forma album alla forma canzone. E che è disposto a pagare per un prodotto ben confezionato. Il successo dei boxset di Radiohead e Nine Inch Nails è la prova dell’esistenza di questa nicchia. Per ogni coda lunga c’è una testa alta. Per ogni dieci free c’è un deluxe. Occhio a non dimenticarselo mai.




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