L’mp3 non ci serve più

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Decisamente interessante
L’MP3 venne inventato nel 1992 dall’istituto tedesco Fraunhofer, e solo nel 1997 venne battezzato col nome che conosciamo oggi. Gli oltre vent’anni che ci separano da quei tempi corrispondono in informatica a diverse ere geologiche: allora l’ADSL era un oggetto sconosciuto e per la connessione si usavano dei modem a 9,6 kbps, gli hard disk avevano qualche centinaio di MB al massimo e le RAM del PC medio valevano 4 MB (prego prestare attenzione, MegaByte e non GigaByte come adesso…).
I lettori portatili di file musicali invece non esistevano ancora, ma quando diversi anni dopo sarebbero apparsi i primi modelli avevano 32 MB di capacità, o 64 proprio al massimo massimo.

In questo scenario è più che comprensibile che vi fosse la necessità di limitare le dimensioni dei file multimediali e il famigerato MP3 esplose grazie al fenomeno Napster dilagato in USA nel 1999. Lo scambio di file musicali attraverso la rete Internet di allora sarebbe stato di fatto improponibile utilizzando file non compressi con risoluzione pari a quella del CD, mentre un equivalente file MP3 codificato a 128 kbps pesava solo un decimo di essi e quindi era assai più adatto a viaggiare in rete. Se dunque l’MP3 ha introdotto il mondo intero al concetto e all’uso della musica liquida, un motivo c’è: esso all’epoca era l’unico formato maneggiabile da molti soggetti e adatto alle infrastrutture informatiche dell’epoca.

 Negli anni l’MP3 è stato affiancato dall’AAC (reso popolare da Apple), dall’Ogg-Vorbis e dal WMA:senza scendere in dettagli sui rispettivi punti di forza e di debolezza di questi formati, va rilevato che prevedono tutti una compressione percettuale che elimina definitivamente una gran percentuale di dati musicali sulla base dell’assunto che l’ascoltatore medio non sarebbe comunque in grado di sentirli. Insomma, l’MP3 suona peggio di un file non compresso per definizione, per progetto. È una scelta di compromesso che, ripeto, ha origine in un periodo di risorse tecnologiche scarse.
Ma oggi? Oggi che abbiamo hard disk da 2 TB o più, che abbiamo connessioni ragionevolmente veloci, che disponiamo di dispositivi portatili che in meno di 100 grammi stivano 4, 8, 16 GB o più di dati, bene oggi quale bisogno abbiamo ancora di ascoltare questi formati a compressione “lossy”? Nessuno, ma intanto l’MP3 è diventato una presenza inamovibile nel mondo della fruizione musicale e anzi solo da poco tempo hanno cominciato ad apparire dispositivi “hi-fi” domestici che sempre più massicciamente si basano su di esso come sorgente. Intanto abbiamo una nuova generazione di teen-ager che non hamai ascoltato in vita sua musica in formato non compresso, che è abituata al suono sterile e “semplificato” delle compressioni lossy. Logico dunque che costoro non sentano il bisogno di un formato migliore.
Ma è un peccato: già da metà degli anni ’90 si era capito che la qualità del CD non era un punto di arrivo ma solo di partenza, e adesso vent’anni dopo siamo andati indietro invece che avanti rispetto a quelle convinzioni. Sarebbe dunque ora di sbarazzarci dell’MP3 e cominciare a virare la musica liquida esclusivamente su formati lossless ad alta risoluzione, dove i vecchi 16 bit @ 44,1 kHz del CD siano solo l’entry-level.
Fantascienza?



C'è 1 Commento

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  1. Il nuovo PONO e la morte dell’MP3 | Horizons

    […] Considerati questi tre fattori è chiaro che stiamo andando verso un aumento della qualità del suono, abbattendo i limiti di capienza (dei player),fruizione (cuffie) e ottenimento dei files (connessione internet). Se la nascita dell’iPod fu rivoluzionaria perchè permetteva di stoccare un alto numero di brani in un unico dispositivo (questo era appunto lo slogan di Apple), ora appare un po’ assurdo disporre di 64/128Gb e utilizzarli per Mp3…. chi realmente ha bisogno di tutta quella capienza? Il prossimo passo è l’aumento della qualità dei formati.  APPROFONDISCI CON QUESTO ARTICOLO FIGHISSIMO A RIGUARDO […]


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